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Angelo" |
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Primi ad occupare la
regione furono gli
Umbri, che le diedero il
nome. Questo popolo,
occupò anche gran parte
dell’Italia, ma fu poi
respinto dagli Etruschi,
che si dice togliessero
agli Umbri trecento
città. Ben presto,
tuttavia, Umbri ed
Etruschi dovettero
allearsi per resistere
ai Romani, e la guerra
ebbe esito incerto per
diversi anni. Gli Umbri
resistettero fino
all’estremo, finché con
la battaglia di Sentino,
nel 295 a.C. , la
potenza di Roma prevalse
definitivamente. In
seguito, gli Umbri
furono sempre alleati di
Roma; una prova è
nell’aiuto che essi le
offrirono quando
Annibale, varcate le
Alpi, sconfisse
l’esercito romano presso
il Lago Trasimeno e a
Canne. In seguito
l’Umbria fu teatro delle
sanguinose lotte civili
che dilaniarono Roma e
che si conclusero con la
vittoria di Ottaviano su
Antonio. Nel periodo
dell’impero romano, la
regione si abbellì di
grandi monumenti come il
tempio di Minerva, ad
Assisi e l’Anfiteatro di
Terni. Tuttavia, la
posizione geografica
dell’Umbria, al centro
di tante strade, la
espose alle scorrerie di
tutti gli invasori:
Goti, Bizantini e
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Longobardi, spesso in
lotta tra loro. In
questo periodo di
devastazioni rifulse
l’opera di San Benedetto
che, in nome della fede,
salvò i tesori della
cultura latina nei suoi
monasteri e incoraggiò a
riprendere la
coltivazione sui campi.
Seguì l’epoca del
feudalesimo, durante la
quale si distinse il
duca di Spoleto, che per
un breve periodo si
proclamò re d’Italia.
Ben più
adatta al
libero
spirito
umbro giunse
la gloriosa
età dei
Comuni e poi
quella delle
Signorie.
Brillarono,
tra le altre
famiglie,
quella dei Monaldeschi
a Orvieto,
quella dei
Trinci a
Foligno,
quella dei
Baglioni a
Perugia.
Purtroppo i
Signori, volendo
sopraffarsi,
insanguinarono di nuovo
città e campagne. Ecco
allora levarsi la voce
di un altro grande
santo, Francesco,
l’umile cavaliere della
povertà, che insegnò
all’Italia e al mondo
che la |
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felicità non si
raggiunge con il
desiderio dei beni
terreni, ma con la
divina legge dell’amore.
L’opera di San Francesco
venne idealmente
continuata da Santa
Chiara d’Assisi, da San
Bonaventura di Bagnoregio,
annoverato
tra i
dottori
della
Chiesa, da
Sant’Antonio
da Padova,
dotato di
virtù
ascetiche e
di grande
forza di
persuasione,
da San
Bernardino
da Siena,
famoso
predicatore,
da Santa
Rita da
Cascia. Nel
Trecento e
nel
Quattrocento,
le città, i
borghi e i
castelli
videro una
meravigliosa
fioritura di
opere d’arte
e di
cultura. Il
Perugino,
maestro di
Raffaello e
del
Pinturicchio,
diede vita a
una nuova
scuola di
pittura. Si
affermò
anche l’arte
della
stampa. Le
continue
guerre
fecero
emergere
famosi
condottieri
come
Gattamelata
(che era di
Narni),
Braccio da
Montone e Bartolomeo |
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d’Alviano.
Dopo tanti
anni di relativa
indipendenza, nel 1500,
anno in cui Papa Paolo III costruì
a Perugia la
Rocca
Paolina, la
regione fu
assorbita
dallo Stato
della Chiesa
e ne fece
sempre
parte, salvo
nel breve
periodo
napoleonico.
Durante il
Risorgimento l’Umbria
insorse contro lo Stato
della Chiesa, nel 1831,
nel 1848 e nel 1859,
finché non fu occupata
da Vittorio Emanuele,
nel 1860, e si unì poi
al Regno d’Italia. Il
lungo periodo papalino
aveva lasciato tracce
nella situazione
economica e sociale,
caratterizzata ancora
nel Novecento solo da
piccole aziende. Negli
anni Trenta vi fu uno
sviluppo nei settori
alimentari e meccanici,
ma fu un intervento
esterno che non riuscì a
promuovere la crescita
di tutta la regione. Le
distruzioni della
seconda guerra mondiale
aggravarono il
depauperamento della
vita regionale, al quale
negli ultimi anni si è
cercato di far fronte
con lo sviluppo della
piccola e media
industria e con la
valorizzazione dei
piccoli centri. |
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